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Statte
A pochi chilometri da Taranto, al limite della Murgia tarantina, sorge Statte che con una popolazione di poco superiore a 15.000 abitanti. E’ l’ultimo nato tra i Comuni della provincia jonica ha infatti raggiunto l’autonomia amministrativa nel 1993. Da allora è iniziata una nuova fase di crescita, di progresso, di riscatto della comunità impegnata nel recupero della propria identità storica e culturale, delle proprie tradizioni e della valorizzazione del patrimonio archeologico ed ambientale. Punto di unione tra la collina e il mare, Statte sorge su un territorio ricco di storia che in epoca antica era totalmente ricoperto dal mare, come testimoniano i ritrovamenti di fossili sulla roccia tufacea. Il mare ha scavato con la sua forza erosiva le prime caverne che in seguito hanno ospitato l’uomo. L’acqua caratterizza la storia di questo territorio: i corsi d’acqua hanno scavato numerose fenditure nel suolo (gravine) che, scomparsi i fiumi, sono diventate il luogo ideale per una grande varietà di flora e di fauna. Nelle grotte si ripararono numerosi animali ed infine l’uomo che trasformò l’ambiente adattandolo alle proprie esigenze abitative. Nella grotta di Sant’Angelo, recenti studi hanno permesso di individuare i resti di fauna preistorica e, in particolare, il “felis spelea”, un grande leone delle caverne che viveva in questa regione. Furono ritrovati utensili in selce e in osso. Nella località Accetta Piccola e nella Gravina di Leucaspide si possono individuare i dolmen, esempi misteriosi di cultura megalitica. Ulteriori reperti neolitici furono rivenuti, all’inizio del secolo, nel sito denominato “piazza del lupo”, alle pendici del Monte Sant’Angelo, punto più elevato di Statte. Ma fu in epoca greco/romana che il territorio assunse grande importanza. L’elemento fondamentale della presenza umana è l’acqua, a quell’epoca, probabilmente, avvenne l’imbrigliamento delle acque del Triglio, esempio di sapienza idraulica romana. Da diverse sorgenti, l’acqua veniva raccolta in un sistema di cisterne e di condotti, scavati nella roccia, per oltre otto chilometri, dotati di pozzi di aerazione. L’ultimo tratto emergeva e si sviluppava per circa sei chilometri su archi romani, giungendo sino a Taranto. Per molti secoli l’acqua proveniente dal Triglio ha costituito una fondamentale risorsa idrica della vicina città. Essa alimentava la fontana dell’omonima piazza del capoluogo ed è rimasta in funzione fino al 1828: qui giungeva gorgogliando con un rumore di tamburi che hanno dato il nome ad un quartiere della città. Anche il periodo magno/greco ha lasciato tracce, soprattutto nei toponimi. La Gravina di Leucaspide ad esempio dovrebbe significare bianchi scudi forse per la presenza di guarnigioni armate di scudi o per il leggendario scontro tra romani e tarantini che disseminò di cadaveri e, quindi di scudi la gravina. L’antichità dei ritrovamenti e degli insediamenti non deve però far pensare ad una continuità abitativa del territorio che fu più volte colonizzato ed abbandonato. Con l’insediamento dei monaci basilei, fuggiti alle persecuzioni, le grotte cominciano ad essere affrescate con immagini sacre. A questo periodo risalgono le Chiese rupestri di Sant’Onofrio e di San Giuliano, nella quale è stata rinvenuta una piccola croce metallica di origine longobarda. Nel Medioevo e fino ai giorni nostri, vi fu un feudo di Statte, passato attraverso numerosi feudatari, per ultimi i Blasi (1730), che furono i fondatori della Statte moderna. Essi provvideroro al ripopolamento, richiamando nuovi abitanti dai paesi vicini. La tradizione parla anche di un antico castello sul margine del Canale della Zingara dove si insediò un villaggio di contadini e pastori che utilizzarono le grotte. Il canale è un lama che taglia a metà il centro del paese, ancora oggi abitato. |
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