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  Mottola
Incerta è l’origine ed il vero significato del nome Mottola. La città era indicata, in tempi antichissimi, con la voce latina mutulu (mucchio di pietre, pietra di confine). Situata in posizione elevata sull’altipiano del fianco jonico della Murgia, a 387 metri sul livello del mare, domina una collina da cui si può ammirare un magnifico panorama su tutto il golfo di Taranto, fino alla Sila. Proprio per questo è stata chiamata “spia dello Jonio”. Il centro antico con case bianche e strade storte, strette e lastricate, è situato nella parte centrale dell’altura ed è stato, fino al 1837, circondato da antiche mura sostituite poi da un muraglione. L’abitato attuale, costruito fuori dalla cinta, è costituito dai rioni Annunziata, Municipio, Case Nuove, Campo Sportivo e Stradone. Lo stemma della città risale al Medio Evo ed è rappresentato da una torre con due uccelli neri, appollaiati in posizione frontale sulla merlatura. La torre simboleggia la fortezza e l’origine antichissima di Mottola, mentre gli uccelli vogliono significare prosperità e fortuna. Dai manufatti ritrovati in numerose opere di scavo si può senza dubbio asserire che Mottola sia stata abitata dall’uomo fin dalla Preistoria, grazie anche alla sua posizione collinare e, quindi, di facile difesa. In seguito, divenne colonia greca e poi romana, insieme a Taranto, nel 207 a. C. ed ebbe il culto per tutti i dèi pagani ed in particolar modo, per Demetra o Cerere, protettrice dei campi. Negli anni compresi fra il 42 ed il 45 d. C., si diffuse il Cristianesimo con il passaggio di San Pietro diretto a Roma. La tradizione è confortata dai numerosi affreschi, dedicati al Santo, esistenti nelle cripte ed al nome del casale di Petruscio, termine derivante da Petrus (Pietro). Nel 475 i mottolesi furono soggiogati dai Goti e rimasero sotto il loro dominio sino alla venuta dei greci. Nel 554 gli Alemanni, alleati di Taranto, saccheggiarono Mottola che rimase colonia greca fino al 571, quando giunsero i Longobardi. Nell’VIII sec. arrivarono i monaci basiliani scampati alle persecuzioni di Leone III l’Isaurico, Imperatore d’Oriente, che riteneva eccessivo il culto che i religiosi attribuivano alle immagini dei Santi. I monaci si stabilirono nelle zone di Petruscio, Casalrotto, San Gregorio, San Vito, San Savino e Grotte. Nell’anno 847, durante un’incursione saracena, Mottola fu devastata per mano del feroce generale Saba e un’altra scorreria saracena, nel 927, costrinse i mottolesi ad erigere una cinta muraria difensiva sul posto dove oggi si apre una stradina denominata “Via Torretta” in memoria dell’opera, distrutta nel 1820. Nel 1042, nei pressi del castello, settemila normanni invasero la città durante la notte, costringendo alla resa i pochi greci rimasti a presidio. Goffredo il Normanno, nel 1063 prese d’assalto la rocca della collina presieduta dai Greci Brasiliani e l’assoggettò. Nel 1080, per opera di Robero il Guiscardo, primo duca di Puglia, figlio di Tancredi d’Altavilla, Mottola insieme a Castellaneta e Massafra, divenne contea normanna alle dipendenze di Riccardo Senescalco, figlio del conte Dragone. Saggiamente amministrato, il feudo di Mottola si arricchì di boschi, di difese, di fiumi, di terreni coltivabili e del titolo di Signoria. Durante la dominazione normanna divenne sede vescovile fino al 1818, quando fu soppressa per effetto del nuovo Concordato tra Pio VI e Ferdinando I di Borbone ed aggregata a Castellaneta. Fu poi sotto la dominazione sveva, angioina ed aragonese. Nel 1653, con atto rogato del notaio Giovanni Angelo Durante di Napoli, il feudo di Mottola fu venduto a Francesco Caracciolo, duca di Martina, alla cui casata rimase sottomesso sino alle leggi eversive dei feudi del 1806. Con l’arrivo dei Caracciolo, i mottolesi ottennero facilitazioni fiscali e furono concesse elargizioni a quanti si trasferirono. Con la Restaurazione, Mottola seguì le vicende del Risorgimento nazionale. Soffrì l’azione eversiva del brigantaggio e partecipò al processo di riorganizzazione politico-sociale, per il proficuo raggiungimento di una nuova fisionomia amministrativa, economica e culturale. Nel periodo compreso tra la prima e la seconda guerra mondiale, le strade e le piazze della città furono asfaltate e pavimentate. Arrivò anche l’energia elettrica e l’acquedotto che superava incredibilmente le difficoltà dell’altezza della collina.


 
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