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Ginosa
Ginosa, l'antichissima Genusia, posta a circa 240 m s.l.m., comprende un territorio di 18.706 ha; il suo ampio e diversificato agro spazia dal mare alle fertili pianure, estendendosi verso il dolce paesaggio collinare, fino alla murgia, interrotta dalla gravina che - snodandosi per circa 3 km - circonda a ferro di cavallo l'intero centro storico. Diverse sono le ipotesi formulate sull'origine del nome. Secondo alcuni studiosi deriverebbe da Cnosso, capitale dell'isola di Creta, un tempo Gnusium, mentre un'altra tesi si fonda sull'omonimia con Genusus, fiume dell'antica Illiria. Le scoperte archeologiche hanno svelato l'esistenza di un insediamento indigeno databile intorno all'VIII sec. a.C.. Corredi tombali risalenti al IV sec. a.C. attestano la successiva ellenizzazione del villaggio. La Ginosa tardo-romana è attestata da fonti letterarie, dalla scoperta di tracce di strutture databili intorno al III - IV sec. e da un'epigrafe del 395 d.C. conservata nel museo di Napoli. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente la città antica, un tempo ricca di piazze e chiese, sembra scomparire nel buio. Gli abitanti ritornano nella gravina, scegliendo un modello abitativo alternativo, il vivere in grotta, determinato dalle continue incursioni e favorito dalle condizioni geofisiche che consentivano di scavare facilmente il tufo. Ginosa, riemergerà nella storia durante il Regno Normanno con la costruzione del Castrum Genusius da parte di Riccardo Senescalco, nipote di Roberto il Guiscardo. Diversi ed intricati eventi determinarono numerosi e dolorosi passaggi di mano fino al 1556, anno in cui l'imperatore Carlo V nominò barone della città l'ammiraglio Antonio Doria. Dal signore genovese i ginosini ebbero diversi benefici, confermati dal figlio Giambattista che legò il proprio nome a numerosi interventi, quali il miglioramento delle campagne, l'innesto nel bosco di una quantità di olivastri tale da rendere l'oliveto di Girifalco uno dei più estesi della regione e la trasformazione del Castello in grande e comodo palazzo. Intanto, lo sviluppo urbanistico cambiava direzione, spostandosi lungo la via che dai piedi del castello conduce alla cappella dedicata a S. Antonio da Padova, in un susseguirsi di cantine, vicoletti, spiazzali e palazzi che delineano la singolarità del centro storico ginosino. Con il grande esodo dagli abituri in grotta si determinava, ormai, l'inarrestabile declino del rupestre.Nel 1632, il passaggio del feudo alla famiglia Spinola, segnò l'inizio di un difficile periodo conclusosi definitivamente solo verso il 1921-1922 quando il latifondo, ereditato dalla Corona di Spagna, fu alienato e venduto dalla reggente Maria Cristina d'Austria ad una cooperativa giunta dalla Sicilia ed all'ONC. |
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